Diverse in questi ultimi mesi le occasioni che propongono temi legati alle difficoltà di “essere genitori insieme” e nello specifico sull’alienazione parentale, ribattezzata oggi “rifiuto genitoriale”. Come a dire – dalla causa all’effetto – per rendere questo fenomeno psicologico meno indigesto a chi proprio non vuole accettarne le ragioni, nonostante assumano sempre più una drammatica rilevanza sociale!
A settembre presso la Sala Zuccari del Senato l’evento promosso dal Senatore Gian Marco Centinaio ” Presentazione del vademecum operativo e dell’approccio integrato multiprofessionale sul Rifiuto Genitoriale”. L’ultimo, quello del 20 novembre presso la sala del Senato Biblioteca Spadolini, organizzato dalla senatrice Valeria Valente dal titolo “Il rapporto ONU sull’uso dell’alienazione parentale nei tribunali: condanna e divieto”. Queste ultime due parole possono dare il senso sul taglio che in questo caso si voleva dare all’evento. Presenti associazioni femministe tra cui una tra le più determinate ” Differenza Donna “, schierate decisamente (e con una certa enfasi) contro il riconoscimento dell’AP.
Si è partecipato all’incontro per comprendere il senso delle convinzioni ma quella emersa è una realtà che non accetta contraddittorio né l’uguaglianza delle sofferenze sulla quale non si può sventolare una bandiera di genere.
La vittimizzazione secondaria, nei casi dove certamente è presente, non può giustificare l’assoluta incapacità di ritenere reale il fenomeno dell’alienazione parentale subito dai padri come dalle madri (anche se per quest’ultime con percentuali inferiori). Così come sarebbe irrazionale non riconoscere che oltre il 70% delle denunce, nei casi di separazioni conflittuali, sono contaminate da false allegazioni in gran parte prodotte dalle donne come sostengono gli avv. Gian Ettore Gassani e Annamaria Bernardini de Pace.
Al termine si è cercato con alcune di loro di avviare un discorso ma non è stato possibile. Chiuse nel loro fortino ideologico, rifiutano ogni confronto con chi vive ma al maschile, sofferenze a causa della lontananza dai figli. Il ricorso dei padri all’AP sarebbe per questo tratto di universo femminile (sostenuto da una parte della comunità composta da giudici, psichiatri, avvocati, psicologi e assistenti sociali affetti, aggiungo io, da miopia scientifica), infondata ed esclusivamente utilizzata per coprire le loro violenze intra familiari! Concordo che possano esistere purtroppo anche queste drammatiche esperienze ma non rappresentano la totalità! I muri così si alzano e tutelare il benessere dei giovani diventa tutt’altro che facile …ognuno combatte le proprie battaglie ideologiche e spesso con l’alterazione di un pregiudizio che non consente di avvicinarsi ad una equilibrata consapevolezza.
Un mare di incomprensioni
Talebane loro ma talebani anche noi, quando con esaltazioni oltranziste affermiamo, con un approccio a volte pervasivamente maschilista, la lettura della nostra realtà. Nel mese di ottobre presso il VI municipio di Roma si è tenuto l’incontro della LUVV (Lega Uomini Vittime di Violenza) ” Quando la vittima è lui”. Anche in quell’occasione alla presenza di Senatori della nostra Repubblica: Senatrice Cinzia Pellegrino e Senatore Andrea De Priamo. Una lodevole sensibilità quella rappresentata dal municipio a favore degli uomini, con l’apertura di uno sportello d’ascolto. Un importante obiettivo raggiunto e a seguito del quale auguriamoci potranno essercene altri analoghi. Ma sia pur in misura meno divampante, anche in quella circostanza la sensazione è stata quella che si perseguisse l’obiettivo nel mantenersi separati, costruendosi come corpo unico e sentendosi rafforzati nel tutelarsi, arroccandosi sulle proprie convinzioni.
Ogni caso andrebbe analizzato nella sua specificità senza vestirlo di “genere”, allora si che contribuiremo al benessere del minore nelle coppie che hanno subito una separazione conflittuale. Continuiamo però ad essere due schieramenti che avanzano compatti ma contrapposti, separati come un esercito di uomini e un esercito di donne, aumentando reciprocamente quel muro di incomunicabilità. In questo modo si evidenzia nella società attuale un allontanamento progressivo tra i due sessi che sembrerebbero affrontarsi troneggiando sul senso dell’essere maschio o femmina.
Madri malevole e padri indegni sono da condannare sempre ma nel mezzo vi sono una schiera infinita di genitori che soffrono allo stesso modo e che non trovano una strada per costruire un nuovo futuro con i loro figli. Non facciamo dei casi personali delle bandiere meramente ideologiche per inseguire obiettivi che spesso nulla hanno a che vedere con il raggiungimento di una società che realmente si dimostri capace di tutelare gli interessi dei più fragili. Dunque sarebbe più che mai necessario avviare un nuovo corso che non crei divisioni ma alleanze. E dalla forza di ogni persona e di ogni singolo caso di dolore e ingiustizia si possa costruire una realtà da cui ripartire insieme…uomini e donne nel rispetto reciproco e senza alcuna “distinzione di genere pregiudizievole” che condividano come finalità il concreto benessere dei figli.

Stupito ed emozionato ad osservare i bagliori di una vita che lo attende!

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